
LA SAPIENZA E' CONSIGNIFICATA
IN MARIA?
La Sapienza creatrice
Capitolo VIII dei Proverbi versetti 22-31
22 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d'allora.
23 Dall'eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
25 prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
27 quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso;
28 quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso;
29 quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
30 allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
31 dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.
Nelle parole dei proverbi si asserisce che la Sapienza è
anteriore a tutte le creature. Chi è - esegeticamente - questa Sapienza?...
E' Cristo? E' Maria? E' Cristo, innanzitutto; e Maria estensivamente. Cristo,
Sapienza incarnata, vi è significato; e Maria, sua Madre, vi è
consignificata.
Il Card. Agostino Bea parlando della Sapienza ( del capitolo
VIII dei Proverbi, vv. 22-31) diceva: <<Noi vi scorgiamo la sua immagine
(quella di Maria) e nello stesso tempo (quella di Cristo), come se formasse
per così dire, una sola cosa con quella del suo divin Figlio>>
(Mariologia, a cura di P. Stracter S.I., vol.I, 1952 p.39) E rileva che <<già
dai suoi primordi la Chiesa ha dedicato una particolare attenzione proprio a
questa comunanza di compiti e di destino del Figlio e della Madre, e (ha) scorto
in essa la giustificazione di estendere le espressioni della Scrittura che si
riferiscono anzitutto al Figlio, anche alla sua Santa Madre Maria, e particolarmente
nella liturgia della Messa e nell'Ufficio divino>> (ibid.,
p. 28). Cristo, Sapienza incarnata, non è neppure concepibile senza Colei
per mezzo della quale si è incarnato. L'estensione a Maria di ciò
che si dice di Cristo- Sapienza è fondata sul rapporto stretto che intercorre
fra Figlio e Madre in forza della divina Maternità.
Il Card. Bea, dopo dopo aver portato il testo del libro dei Proverbi: <<Il
Signore mi ebbe con sè dall'inizio delle sue imprese...>> (8,22)
e quello del libro dell'Ecclesiastico: <<Io uscii dalla bocca dell'Altissimo,
primogenia avanti ad ogni creatura>> (Sir. 24,3), rileva che <<la
frequenza e la costanza con cui la Chiesa ripete questi passi nella sua liturgia,
riferendoli a Maria, non possono consentire di attribuire tali riferimenti ad
una combinazione (accomodazione) o ad una interpretazione volutamente arbitraria.
Anche per le sue preghiere, ed anzitutto per quelle della Liturgia, la Chiesa
sottostà alla guida dello Spirito Santo; un antico detto afferma, e con
ragione, che la legge che regola la preghiera - lex orandi - è anche
quella che regola la fede - lex credenti. Le ragioni di tale riferimento devono,
necessariamente, essere ben più profonde, e cercarsi nel rapporto di
reciprocità corrente, per precisa volontà di Dio, fra Maria e
il suo divin Figliuolo. Ed effettivamente il consiglio di Dio che assegnò
al Figlio divenuto uomo il suo posto nell'universo e nell'umanità, contemporaneamente
si estese anche a colei che doveva essergli a fianco nella sua missione e nell'attuazione
di essa, che doveva farne dono al mondo e collaborare con Lui, in posizione
eminente, alla nostra Redenzione. Se il Signore dice al Profeta Geremia : "Prima
che io ti formassi nel ventre materno io ti conobbi... e ti diedi Profeta alle
genti"(Gr 1,5), a maggior ragione devesi ritenere per certo, nei riguardi
di Colei che è più eccelsa di tutti i Profeti e che prende molto
più intimamente parte alla Redenzione, che sulla sua persona, sulla sua
missione, sulla sua posizione nel mondo si affissasse dall'eternità lo
sguardo - se è lecito parlare in termini così umani riferendosi
al Signore - del Dio uno e Trino, come non mai su altri, ricollegandola alla
persona, alla missione ed alla posizione del suo divin Figlio... QUESTA E',
IN DEFINITIVA, - CONCLUDE IL CARD BEA - LA RAGIONE PER LA QUALE LA CHIESA USA,
SENZA PREOCCUPAZIONI, ANCHE NEI CONFRONTI DELLA "SEDE DELLA SAPIENZA",
CIOE' DI MARIA, LE PAROLE DELLA SCRITTURA CHE TRATTANO DELLA ETERNA SAPIENZA...
In tal maniera la Chiesa completa ed amplifica, sempre sotto la guida dello
Spirito Santo, la figura della Madre di Dio quale ci è stata sino ad
ora manifestata dal Vecchio Testamento e ci consente di spingere lo sguardo
nella misteriosa sua esistenza anteriore nella mente di Dio... Lo Spirito Santo,
che ci parla per il tramite degli scrittori biblici, ha disposto a che la preistoria
della Sapienza di Dio fattasi carne fosse nello stesso tempo anche quella della
Madre umana e strettissima collaboratrice del suo Figlio divino, ed ha inoltre
illuminato la Chiesa affinchè questa potesse sempre più chiaramente
intendere e più profondamete penetrarne le misteriose interdipendenze.>>
(ibid., p. 30-31).
Scrive Padre Gabriele M. Roschini con riferimenti al Cardinale Agostino Bea un esegeta tra i più insigni: